Confesso la mia perversione, lo avevo preso al Fantacalcio. E, come aggravante, vi dico che a conti fatti fu anche grazie a lui e a Materazzi in versione goleador che arrivai secondo, recuperando i soldi spesi e guadagnando quanto bastava per comprare pizza e birra. Fu un Fantacalcio simile a una faida: pochi partecipanti con l’unico intento di distruggere gli altri. Un povero diavolo poco competente fu eliminato in partenza: quando chiamarono Ricardo Veron io e un mio amico inscenammo una finta asta selvaggia e lui, pensando che si trattasse del Veron dell’Inter, a un certo punto intervenne, spendendo metà dei suoi soldi per un centrocampista semi-inutile. L’ultimo attaccante preso fu lui, Leandro Câmara do Amaral detto Leandro: mi ispirava il nome.
Ma chi era davvero costui? Era un centravanti brasiliano, proveniente dalla Portuguesa, nella quale aveva segnato 29 gol in cinque stagioni. Cecchi Gori intravide in lui l’erede di Edmundo e lo portò a Firenze. Aveva giocato persino nella nazionale brasiliana, e questo dovrebbe farlo chiedere come sia possibile classificarlo come meteora. Risposta: ci ha giocato anche Vampeta nel Brasile. Dopo aver partecipato alla magnifica eliminazione dei verdeoro alle Olimpiadi del 2000 viene portato in Italia per 18 miliardi delle vecchie lire, e la cosa brutta è che non si trattò di una plusvalenza.
E poi... magia! Leandro arriva a Firenze, segna subito in Coppa Uefa contro il Tirol e in campionato esordisce alla seconda: uno contro la Reggina, uno contro il Brescia, un assist col Bari, doppietta col Perugia, rigore realizzato col Bologna. Immaginate come deve sentirsi un giocatore di Fantacalcio a vedere in questo stato l’attaccante che ha pagato 1 fantadollaro. Più o meno come se rimorchiate una donna di 120 chili e questa dopo due giorni si fa la liposuzione ed esce più sgnacchera di Jessica Alba. Un autentico ciclone, per il quale i tifosi stravedevano e la stampa sprecava complimenti uno dietro l'altro. Un mese magico, senza sbavature. La liposuzione, però, lascia segni evidenti, mentre Leandro da quel momento non ne lascerà più, visto che fino a fine campionato, in seguito ad alcune prestazioni indegne, sarà in campo sì e no in una decina di partite.
Cosa successe? Per alcuni la saudade lo colse di soppiatto. Secondo altri (e non avevano tutti i torti) una serie di congiunzioni astrali aveva fatto coincidere alcune sue buone giocate con altri gol che avrebbe fatto anche Toffoli (in effetti dei cinque gol si ricordano due palle appoggiate a porta vuota e un rigore). Una terza teoria ipotizza una sua improvvisa conversione al darkesimo (non parlo dei metallari, ma del culto di Pancev). Fatto sta che Leandro andò via, e contemporaneamente cominciò si parlò sempre di meno del cantante Baldi, forse per un’assonanza che provocava una certa riluttanza. Andò via anche perchè la Fiorentina era fallita, ok, ma grossi sbocchi proprio non se ne vedevano, al di là di quelli di vomito dei tifosi in seguito ad alcune sue performance.
Pronti per l’elenco? Gremio, Sao Paulo, Palmeiras, Corinthians, Ituano, Portuguesa, Istres, ancora Portuguesa. Non fosse per i francesi sembrerebbe l’albo d’oro del campionato brasiliano, invece sono le squadre dove Leandro gioco nei quattro anni successivi. A conti fatti sono otto, il che porta a una riflessione: perchè lo mandavano sempre via a gennaio?
Triste declino di una carr... invece no! A volte il destino dà ciò che toglie quando non te l’aspetti, e quando Leandro passa al Vasco da Gama in 64 partite segna 37 gol, media più che buona. Ora è ancora in quel club (anche se sembrava fatta per il Fluminense) ha 30 anni e si gode la fase finale di una carriera che forse avrebbe potuto dargli qualcosa di più. O forse no.
Curiosità: su Youtube su di lui, oltre alle giocate, si trovano alcuni video ironici. La sua amicizia con Perdigao, una sorta di Jardel periodo-Ancora, però difensore e coi capelloni e un video nel quale viene quasi aggredito dai tifosi del Vasco in un locale. Era accusato di essere un mercenario perchè, come detto, stava per passare al Fluminense. Una prece per questa simpatica meteora italiana.





Cosa può trasformare un giocatore in una meteora? Di tutto di più. Può capitare che imbrocchi la partita della vita creando aspettative che non puoi soddisfare, come nel caso di Enyinnaya. Può capitare che nel tuo momento migliore la società in cui giochi fa una scelta sbagliata, come è accaduto a Carmelo Imbriani. Può anche capitare, però, che vali e la tua società punta su di te. Cosa può fermarti? La sfiga, quella che ti coglie quando meno te lo aspetti e distrugge le tue ambizioni. Questo è il caso di Giacomo Cipriani.
Lo chiamavano Game Boy. I tifosi azzurri gli erano affezionatissimi, vedevano in lui un possibile futuro talento "made in Naples" da lanciare nella stratosfera del calcio nazionale.
Piccola premessa: Meteore non è una rubrica della serie "Mezze seghe e dintorni". L'argomento è già trattato e lo hanno fatto a fondo in primis l'antesignano "Clamoroso al Cibali" e poi, in modo più esteso, il blog "Il calcio mi ha salvato" dell'ottimo Ragh. In questa rubrica voglio parlare dei giocatori "Una botta e via". Quelli che sono entrati in campo, hanno fatto gridare al miracolo con una prodezza e poi sono letteralmente scomparsi. Stranieri e italiani, di solito attaccanti (ma non solo), con in comune i quindici minuti di celebrità di Warhol. Partiamo da un giocatore che fece sognare ai baresi un duo delle meraviglie.