Ultimissime è un termine riferito alle notizie molto fresche, ai fatti appena avvenuti. E' un termine paradossale, perchè chi è ultimo è ultimo e non c'è superlativo che tenga (sarebbe come dire "più infinito"). Le squadre di cui parleremo in questa rubrica, in effetti, sono paradossali. Finire ultimi ci può stare: ma per finire ultimissimi bisogna avere qualcosa in più. Bisogna azzeccare tutte le mosse sbagliate, bisogna spendere poco e male, bisogna avere un mix di masochismo dirigenziale e incompetenza tecnica perfettamente bilanciato. E tutto va fatto in fretta, perchè chi è ultimissimo in A l'anno prima o si è salvato o è stato promosso. A gentile richiesta la prima tappa partirà dal Napoli 1997/98. Parlarne, da tifoso partenopeo, in fondo non mi fa male: ma ora lasciatemi finire la mia cicuta e poi comincio a scrivere.
Per fare una buona caponata basta mettere le giuste dosi e non sgarrare con la salsa. Non ci vuole tanto. E' un piatto popolare, rustico, e chi l'ha inventato tanti soldi non ce li aveva. Non è necessario che ogni melanzana sia cresciuta nella Valle degli Orti con un coltivatore ortofilo che se la sbaciucchiava ogni sera: bastano quelle del giardino di nonno Pepp
e. Forse per questo la caponata è la caponata e una squadra di serie A è una squadra di serie A. Al Napoli 1997/98 questo concetto non era passato. E anche se quella squadra fosse stata una caponata, lo chef minimo si sarebbe chiesto cosa ci facevano tutti quei broccoli nella ricetta.
La squadra era reduce da una delle migliori stagioni dal post-Maradona. Non inganni la salvezza conquistata a poche giornate dal termine: alla fine dell'andata la squadra era nelle zone medio-alte della classifica, praticamente appaiata al Parma che sarebbe arrivato secondo. Un bruttissimo girone di ritorno peggiorò la classifica, ma arrivò una finale di Coppa Italia, persa contro il Vicenza. Bastava mantenere la squadra, no? Ma Ferlaino, che in quella stagione si sentiva tanto creativo, decise che bisognava aprirsi al futuro e trasformare la squadra in un villaggio-vacanze.
Via Cruz, Colonnese, Milanese, Boghossian, Pecchia, Caccia, Aglietti e la sua forza. Stop... immaginate di operarvi per un porro e al risveglio di sentirvi dire dal medico: "Tutto a posto, le abbiamo asportato soltanto milza, appendice, un rene, parte dello stomaco, un tratto di intestino ed entrambi i testicoli". Sareste sereni? No, Corrado, tu non fai testo...
Gente che va, gente che viene, a Napoli c'erano tante facce nuove. Innanzi tutto c'era Prunier, difensore proveniente dal Manchester United, che fu talmente dispiaciuto di privarsene che assieme a lui ci recapitò una cassa di sherry, buoni benzina, la batteria di Ringo Starr e la nipote ninfomane di un membro del Cda pronta a soddisfare qualunque prurito sessuale dei giocatori. Prunier era una roccia. Direte voi, anche Stam! Sì, ma Prunier era una roccia nel senso che non si muoveva se non in caso di bradisismo. Giocò tre partite. Arrivò anche il duo Facci-Sergio, che mi riporta alla testa due istantanee: per il primo la curva che urla "FACCI! FACCI! FACCI RIDERE!", per il secondo Mutti che guarda in campo e scuote la testa, si gira verso la panchina, vede lui e alza lo sguardo disperato verso il cielo.
Nel pacco-regalo dell'Udinese era incluso il centrocampista Rossitto, convocato l'anno prima per gli Europei, cosa che provocò sorpresa, perplessità e tre suicidi di massa. Dal Parma arrivò Reynald Pedros, nazionale francese (sì, vabbè, fino al 1996 ci ha giocato anche Prunier...) espatriato nella notte dalla sua nazione dopo aver fatto eliminare dagli Europei la sua squadra tirando a Kouba un rigore filante e lento come una mozzarella di bufala. Infine Roberto Goretti, uno dei meno peggio e fotocopia di Rossitto: per entrambi un gol e due espulsioni.
Sì, ok, ma i soldi incassati dalle cessioni Ferlaino se li intascò? Al tempo. In attacco arrivò il giovane Bellucci, l'unico a fare davvero una bella stagione. Dalla Lazio venne preso il già trentenne Protti che aveva cominciato la sua parabola discendente (e non era il solo). Soprattutto, però, spendemmo 7,5 miliardi di lire per comprare LUI: Josè Luis Calderon, mister "farò-33-gol". All'aeroporto pare che ci fu un equivoco: passò prima la sua guardia del corpo sovrappeso e lui non si vide. Poi forse i tifosi si resero conto che la guardia del corpo sovrappeso era lui. Un'altra istantanea: Ferlaino chiede a Mazzone di farlo giocare e lui risponde "Presidè, guardi che glielo faccio giocare sul serio!". Usato come una minaccia e lo pagammo sette miliardi e mezzo, scalzando dal Guinness dei Primati il tedesco che pagò 250 euro un pretzel.
E si parte: sconfitta dignitosa contro la Lazio, che passa solo nel finale con tali Mancini e Pancaro. Vittoria con l'Empoli, pareggio col Vicenza. Sembrava girare, la squadra, chissà chi poteva immaginare che aveva fatto già un terzo dei punti totali del suo campionato. Si perde con l'Atalanta col gol dell'ex di Caccia, poi si va a Roma. Mutti si raccomanda con Prunier: "Tieni d'occhio Balbo". Lui lo prende alla lettera e lo guarda fisso per novanta minuti, senza muoversi perchè non gliel'avevano ordinato. Balbo fa tripletta, la Roma ne fa sei, Mutti salta.
Arriva Mazzone, che già all'epoca aveva 60 anni e una dignità professionale da difendere. Perdiamo col Bologna, con la Juve, poi persino col Lecce e Mazzone si dimette. Era talmente schifato che rinunciò allo stipendio per non rubare alla Croce Rossa.
E per una barca che sta affondando chi c’è meglio di Galeone? Ragazzi, teniamo duro che a gennaio arrivano i rinforzi! Tre sconfitte, siamo a -6 dalla zona salvezza, ed i rinforzi arrivano. Innanzi tutto il tecnico vuole il suo pupillo, che risponde al nome di Allegri Massimiliano. Quest'uomo in serie A aveva giocato con Pisa, Pescara, Perugia e Cagliari. Le prime tre erano retrocesse, la quarta entrò in crisi ma prima del suo arrivo aveva raggiunto la semifinale di Uefa. Insomma, uno che se attraversava la strada a un gatto nero lo accoppava e per giunta si chiamava Allegri. Allegri un cazzo, con te in campo! Era venuto a svernare, una costante dei rinforzi. Vennero presi soltanto centrocampisti, al punto che a un certo punto in rosa ce n'erano 12. Qui abbiamo la conferma che qualcuno, in quella società, era dedito ai funghetti allucinogeni. Ok, i problemi difensivi possono essere anche in parte originati dal centrocampo, il Napoli di quest’anno lo sa bene. Ma se la nostra difesa prende 34 gol in 13 partite tu compri tre centrocampisti?
Fermiamoci... riflettiamo... dite al padrone di casa "Sta per crollare il soffitto!!!" e lui vi risponde "Non si preoccupi, faccio ripiastrellare subito il pavimento". I D.T. Bianchi e Bagni (notare come l'espressione "Bianchi Bagni" faccia pensare ai servizi igienici) cos'erano nella vita precedente, Flavia Vento e Loredana Lecciso? Ad ogni modo, come detto, vista la stagione ormai compromessa viene aperto l'agriturismo "La Caponata Allegra" dove i calciatori possono venire a finire la carriera o a concedersi un anno sabbatico. Arriva il Principe Giuseppe Giannini, 33 anni, dallo Sturm Graz. Gioca solo quattro partite ma sembra molto rilassato, e poi a Napoli c'è un mare...
Arriva Aljosa Asanovic! Su questo giocatore DEVO spendere qualche parola in più. Ci ricordiamo di lui solo perchè una volta dimostrò di essere vivo facendosi espellere, in una squadra che collezionò 25 gol e 17 rossi. Lento, fuori forma, svogliato e a tratti irritante. Partecipa ai Mondiali del 1998 con la Croazia. UN CICLONE! Gli avversari non ci capivano niente, le sue palle giravano a centrocampo veloci come quelle dei tifosi del Napoli quando lo vedevano in campo. E si trattava di velocità testate solo dalla NASA. Ancora si devono giocare gli ottavi e già è inserito tra i candidati per l’All Star Team! Aljosa... se un giorno ti incontrerò ti verrò vicino e ti abbraccerò forte. Rompendoti due costole.
Infine, per l’attacco Damir Stojak. Penso che l’avessero preso per la mascella volitiva: altre qualità non ne ricordo. Alla diciannovesima venne esonerato anche Galeone e in panchina finì Montefusco, che traghettò la squadra verso la fine dell’agonia.
Due curiosità: contro il Vicenza ottenemmo un pareggio e una vittoria, e per poco i veneti non retrocessero. Se fosse successo immaginate come si sarebbero sentiti. Il campionato venne vinto dalla Juventus, con discreto vantaggio. Provate a immaginare quanto finì la sfida col Napoli al “Delle Alpi”. Sbagliato. Finì 2-2 con gol di Turrini, un altro tra i pochi che portò a casa la pagnotta, e Protti. E chi pensa che a questo mondo tutto abbia un senso è servito.
E ora che la cicuta sta terminando la sua azione vi lascio...





Dicevano fosse bello, e probabilmente lo era, anche se a rivedere le foto dell'epoca non posso fare a meno di notare una certa somiglianza con Camillo Milli, il presidente Borlotti della Longobarda. Dicevano avesse successo con le donne, e probabilmente ce l'aveva. Dicevano che passasse il tempo libero a fare bungee jumping senza elastico su Rita Rusic, ma queste sono voci di web e conferme non ce ne sono mai state. Quello che è certo è che la sua Fiorentina, nel 1992/93, andava molto bene e che nessuno avrebbe mai immaginato un esonero in quel momento. Lui era Gigi Radice, il presidente illuminato Vittorio Cecchi Gori. Ok, esoneri un allenatore per una sconfitta casalinga con l'Atalanta, con la squadra quarta in campionato e fino a qualche giornata prima seconda. Non sappiamo e non possiamo sapere se alla base di tutto ciò ci fosse un duello rusticano per questioni amorose oppure un semplice ed irrefrenabile masochismo. Una domanda, però, è inevitabile: tra tanti allenatori, perchè proprio Aldo Agroppi?
Gianello: su un paio di uscite di pugno mette i brividi. Sembra Garella. Poi però compie una parata decisiva di piede. Sembra Garella. In occasione del gol del Livorno piazza la barriera a caso e lui fa altrettanto. Sembra Garella. Se dopo il ritiro mette su trenta chili comincio a credere nella reincarnazione. Voto: 6
Sull'ultima punizione del Napoli tirava la stessa aria di Cagliari. In quel caso i sardi vinsero all'ultima azione, stavolta è toccato agli azzurri. Giustizia divina, per come è andata la partita.
Cosa può trasformare un giocatore in una meteora? Di tutto di più. Può capitare che imbrocchi la partita della vita creando aspettative che non puoi soddisfare, come nel caso di Enyinnaya. Può capitare che nel tuo momento migliore la società in cui giochi fa una scelta sbagliata, come è accaduto a Carmelo Imbriani. Può anche capitare, però, che vali e la tua società punta su di te. Cosa può fermarti? La sfiga, quella che ti coglie quando meno te lo aspetti e distrugge le tue ambizioni. Questo è il caso di Giacomo Cipriani.
Campioni del Mondo. Un’espressione che nella storia del nostro Paese si è sentita, nel calcio, quattro volte. L’ultima ce lo ricordiamo tutti: 9 giugno 2006, Olympiastadion di Berlino, Francia sconfitta ai rigori, l’urlo liberatorio di Fabio Caressa in mondovisione. La prima invece se la ricordano in pochissimi. Era il 10 giugno 1934, Stadio del partito nazionale fascista, l’Italia supera la Cecoslovacchia ai supplementari.
ali. Profondo conoscitore del calcio inglese, così all’avanguardia sul piano della preparazione, del rigore e dell’organizzazione, Pozzo (nella foto a destra) trasferisce queste componenti alle nostre latitudini. Sul piano tattico, non stravolge la disposizione della squadra, che resta fedele al Metodo (o modulo a doppia W), sistema di gioco all’epoca dominante. Ma a questo abbina concetti come pragmatismo ed essenzialità, gettando i semi di quelli che poi, con l’avvento del catenaccio e la nascita della scuola di Coverciano negli Anni ’60 sarebbe passato alla storia come calcio all’italiana.
i tre satanassi Svoboda, Nejedly e Puc, e in porta si affidano al monumento Planicka. L’Italia sembra sulle ginocchia, a 19’ dal termine Puc scaglia un tiro che fa secco Combi. Lo stadio è ammutolito. Pochi minuti dopo la Cecoslovacchia ha la palla per chiudere i discorsi ma Svoboda spara sul palo. L’episodio scuote i ragazzi di Pozzo: all’81’ Mumo Orsi il violinista, già stella con l’Argentina alle Olimpiadi di Amsterdam del ’28, indovina il diagonale vincente. La grande paura è passata, l’inerzia del match è capovolta. Nei supplementari Pozzo inverte di posizione Guaita e Schiavio (nella foto a sinistra), cogliendo impreparata la retroguardia cecoslovacca. Scorre il 5’ del primo tempo quando Guaita dal centro allunga a destra per lo scatto di Schiavio che, tutto solo, fredda Planicka. La partita si spegne, la festa può iniziare. L’Italia è Campione del Mondo.
Lo chiamavano Game Boy. I tifosi azzurri gli erano affezionatissimi, vedevano in lui un possibile futuro talento "made in Naples" da lanciare nella stratosfera del calcio nazionale.